Kleos Press

  • Che cosa accade quando un classicista napoletano lascia l'accademia per reinventarsi in uno dei mercati del vino più competitivi al mondo?

    Parallelo 41 è al tempo stesso un memoir e un manuale strategico: la storia di uno studioso che ha barattato le aule universitarie con i marciapiedi di Manhattan, imparando a vendere vino italiano una porta alla volta — e l'intelligenza di mercato che quel percorso ha prodotto.

    Nella Parte Prima — The Corked Professor — Salvatore Napolitano racconta la sua improbabile traiettoria dalla ricerca al Metropolitan Museum of Art alle aule di Caltech, UCLA e NYU, fino alla prima linea della distribuzione newyorkese: cinquantamila passi al giorno, degustazioni da Howard Beach a Scarsdale, un Simposio culturale capace di richiamare quasi trecento partecipanti per incontro.

    Nella Parte Seconda — Come prepararsi al mercato USA – 2026 — il memoir diventa guida operativa: il calo dei consumi, i margini compressi dal nuovo regime tariffario, il lento collasso del three-tier system e l'emergere del fourth tier, le strategie direct-to-consumer e omnicanale, le fratture generazionali dai Boomer alla Gen Z.

    Chiude il volume un'Appendice interamente operativa: modello DtC step-by-step, licenze e compliance, costi tech e di fulfilment, pricing, proiezione di conto economico a tre anni su cinque stati chiave e finanziamento OCM/UE. Non buoni consigli: numeri con cui costruire un budget.

    Una combinazione rara di memoir e market intelligence: abbastanza personale per ispirare, abbastanza rigorosa per essere messa in pratica. Una guida indispensabile per produttori, importatori, distributori ed export manager. Perché il futuro del grande vino italiano non si costruirà sull'autocelebrazione retorica dei lignaggi familiari, ma su intelligenza, servizio e quelle lunghe, generose conversazioni che solo un buon bicchiere sa ancora sollecitare. Come scrive l'autore: «un buon vino merita attenzione, un grande vino la impone».

    La versione in inglese è disponibile QUI
  • L’Almanacco degli artigiani del vino – La sfida del clima – è un’opera corale di ampio respiro, capace di raccontare con lucidità e partecipazione la vitalità del vino artigianale italiano in una fase storica decisiva. Attraverso 365 vignaioli, il libro compone una mappa viva di territori, scelte agricole, sensibilità produttive e visioni etiche, offrendo al lettore un ritratto autentico e sfaccettato del vino come espressione di cultura, paesaggio e responsabilità.

    Il valore del volume sta nella sua capacità di tenere insieme il piacere della scoperta e la profondità dell’indagine: ogni scheda nasce da incontri diretti, degustazioni e osservazioni sul campo, e restituisce la relazione concreta tra il vignaiolo, la vigna e il vino. Ne emerge un racconto appassionato e rigoroso, in cui la qualità delle aziende selezionate si accompagna a una riflessione urgente sul cambiamento climatico e sulla necessità di pratiche agricole più consapevoli.

    Ne risulta un almanacco di riferimento per chi desidera leggere il vino non solo come prodotto, ma come espressione di territori, lavoro agricolo e identità culturale.

    «Non è solo una guida ai vini: è un manifesto di chi ha scelto di custodire la terra. 365 vignaioli artigiani raccontano come affrontano il

    cambiamento climatico, giorno dopo giorno, vigna dopo vigna».

    «Un viaggio nell’Italia più autentica del vino: dalla Valle d’Aosta alla Sardegna, le storie di chi fa vino rispettando la natura, con schede

    dettagliate, degustazioni e una visione etica del futuro».

    «Il libro perfetto per chi ama il vino vero e vuole capire cosa sta cambiando nel mondo della viticoltura — e perché dovrebbe importarci».

  • Le ricette della vita, prima che la cucina diventasse una performance.

    Questo non è un libro di cucina. O almeno, non nel senso in cui oggi intendiamo i libri di cucina.

    Non troverete impiattamenti scenografici, tecniche da chef, ingredienti introvabili o ricette pensate per stupire gli ospiti. Qui si parla di budino alla vaniglia, caffelatte, panino col tonno, zabaione, pane burro e zucchero, formaggino nella minestrina, Simmenthal con cipolline e Coca Cola. Ricette semplici, domestiche, quasi disarmanti. Eppure capaci di aprire una porta potentissima: quella della memoria.

    Con ironia affettuosa e uno sguardo tenero sul passato, Luca Grandi raccoglie piccoli riti alimentari degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta, trasformandoli in un viaggio sentimentale dentro le cucine, le latterie, i tinelli, le merende e le abitudini di un’Italia che forse non esiste più, ma che molti riconosceranno al primo assaggio.

    Ogni ricetta è una scusa per ricordare: una mamma, una nonna, un vicino di casa, una bottega di paese, una pubblicità del Carosello, una canzone ascoltata nel momento giusto. Perché certe cose non si mangiano soltanto: si rivivono.

    Se vuoi persone più buone, friggile! è un piccolo catalogo di memorie commestibili, un libro da leggere lentamente, una ricetta alla volta, magari sorridendo. E scoprendo che, a volte, la cucina più semplice è quella che ci ha resi più felici.

  • Un viaggio enoico, dall’Etna a Pantelleria, passando per le vigne sul mare di Menfi e i filari affacciati sulle saline di Marsala: la Sicilia del vino narrata per la prima volta attraverso 24 denominazioni e oltre trenta voci di donne che, con coraggio e visione, stanno riscrivendo il destino dell’isola.

    Una rivoluzione gentile guidata da una leadership femminile appassionata e intuitiva che per mezzo del vino sta creando nuove opportunità. “La Sicilia delle donne e del vino -Figlie di una DOC minore-” ricostruisce la nuova Sicilia del vino che cambia attraverso il femminile, un mosaico di paesaggi e ritratti che testimoniano la restanza come atto d’amore per la propria terra, il ritorno come rinascita, il vino come strumento di emancipazione e identità.

    Produttrici, ricercatrici, enologhe, donne di vino e di impresa che guidano aziende vinicole e danno lavoro a centinaia di famiglie, vinificano su alberelli secolari a picco sul mare, recuperano vitigni reliquia, aprono cantine-museo, trasformano gli antichi palmenti in presidi culturali e, con il linguaggio del vino, fanno fiorire nuovi modelli di comunità e di sviluppo sostenibile.

    Tra vigne centenarie e nuovi orizzonti, il libro intreccia narrazione, reportage e antropologia in un racconto corale che restituisce la forza creativa e la grazia trasformativa delle donne del vino siciliano.

    Un atlante di bellezza, cultura e futuro da leggere come un manifesto di resistenza, memoria e innovazione.

    Valeria Lopis (Catania, 1979) è giornalista, docente e divulgatrice siciliana, vive alle pendici dell’Etna e porta avanti un lavoro di documentazione culturale del vino. Collabora con riviste di settore e questo è il suo primo libro, frutto di anni di ricerca sul campo e centinaia di chilometri percorsi tra vigneti di mare e di montagna.

    Parte dei proventi derivanti dalla vendita di questo libro sarà devoluta all’Associazione di Promozione Sociale Marisa Leo (Salemi, TP) www.marisaleo.it

  • Quante storie per un vino raccoglie dodici racconti ispirati ad altrettanti vini pugliesi. Il vino non è descritto nelle sue componenti tecniche, ma assunto come innesco narrativo: il colore o il suo ventaglio di sentori, il profilo, un dettaglio dell’etichetta, il luogo produttivo diventano un tappeto sensoriale per la storia o ne definiscono l’atmosfera narrativa. È un approccio personale, nel quale il vino diventa pretesto per far affiorare ricordi, perdite, sogni, stati d’animo o per inventare nuove traiettorie narrative. Le storie attraversano la Puglia rurale — masserie, filari, paesi, pietre millenarie— che non è mai semplice scenario ma parte del ritmo e dell’immaginario dei racconti. Le atmosfere variano da toni più intimi a sfumature noir, seguendo il passo dei personaggi e dei luoghi. Sono testi brevi, autonomi, costruiti attorno ai piccoli dettagli che definiscono un momento e lo trasformano in narrazione. Il vino entra nei racconti come spunto emotivo da cui la storia prende forma per poi dispiegarsi altrove. Ne nasce una raccolta compatta, coerente, che unisce territorio, memoria e una sensibilità narrativa contemporanea.

    Rosaria Bianco è giornalista freelance, sommelier, storyteller e ghostwriter. Si occupa da anni di enogastronomia, turismo culturale e narrazione dei territori. In questo libro intreccia l’interesse per il  vino e per le storie, lavorando sul confine tra esperienza sensoriale e scrittura. Quante storie per un vino è il suo esordio nella narrativa.

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