Se vuoi persone più buone, friggile!
Le ricette della vita, prima che la cucina diventasse una performance.
Questo non è un libro di cucina.
O almeno, non nel senso in cui oggi intendiamo i libri di cucina.
Non troverete impiattamenti scenografici, tecniche da chef, ingredienti introvabili o ricette pensate per stupire gli ospiti. Qui si parla di budino alla vaniglia, caffelatte, panino col tonno, zabaione, pane burro e zucchero, formaggino nella minestrina, Simmenthal con cipolline e Coca Cola. Ricette semplici, domestiche, quasi disarmanti. Eppure capaci di aprire una porta potentissima: quella della memoria.
Con ironia affettuosa e uno sguardo tenero sul passato, Luca Grandi raccoglie piccoli riti alimentari degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta, trasformandoli in un viaggio sentimentale dentro le cucine, le latterie, i tinelli, le merende e le abitudini di un’Italia che forse non esiste più, ma che molti riconosceranno al primo assaggio.
Ogni ricetta è una scusa per ricordare: una mamma, una nonna, un vicino di casa, una bottega di paese, una pubblicità del Carosello, una canzone ascoltata nel momento giusto. Perché certe cose non si mangiano soltanto: si rivivono.
Se vuoi persone più buone, friggile! è un piccolo catalogo di memorie commestibili, un libro da leggere lentamente, una ricetta alla volta, magari sorridendo. E scoprendo che, a volte, la cucina più semplice è quella che ci ha resi più felici.
Prezzo
10,00€
Informazioni aggiuntive
| ISBN | 979-12-98553-16-3 |
|---|---|
| Pagine: | 96 |
| Allestimento | brossura fresata con copertina flessibile |
Recensioni
Questo non è un libro di cucina. O meglio: lo è solo di riflesso.
Chi cerca tecniche, grammature millimetriche, impiattamenti da fotografare prima ancora di mangiare, probabilmente ha sbagliato scaffale. Qui non troverà il segreto della cottura perfetta, né la scorciatoia per stupire gli ospiti. Qui troverà invece qualcosa di molto più raro:
il tempo.
Il tempo di quando il cibo non era una performance ma una presenza.
Il tempo di quando una castagna bollita, una patata americana, pane burro e zucchero o uno zabaione erano più che sufficienti per sentirsi a posto col mondo.
Luca Grandi mette sul fuoco i ricordi, li lascia sobbollire piano e, mentre lo fa, ci racconta chi eravamo quando mangiavamo quelle cose lì. Ed è impossibile non riconoscersi, perché queste non sono le sue ricette: sono le nostre, anche se non lo sapevamo.
Dentro queste pagine c’è l’Italia delle cucine vere, dei tinelli, dei buffetti, delle latterie di una volta, delle nonne che non spiegavano ma facevano, delle madri che “sbagliavano” i nomi delle cose ma centravano sempre il risultato. C’è un modo di mangiare che non aveva bisogno di giustificazioni, né di storytelling: bastava sedersi e stare.
Mi ha colpito una cosa, leggendo questo libro: l’ironia non è mai difesa, è tenerezza. Anche quando prende in giro, Luca Grandi non deride mai: accompagna. Accompagna il lettore dentro una memoria condivisa, fatta di piccoli riti domestici, di gesti minimi, di felicità non dichiarata.
E poi c’è la musica. Perché certe cose si mangiano meglio con una canzone giusta accanto. Non per creare atmosfera, ma perché era così, punto. Il cibo aveva una colonna sonora, come la vita.
Questo libro va letto lentamente, magari non tutto insieme.
Una ricetta alla volta, come si faceva una volta con i ricordi: senza forzarli.
E se, alla fine, vi verrà un po’ di nostalgia… tranquilli.
È solo il segno che siete ancora capaci di riconoscere da dove venite.
Buona lettura.
E, già che ci siete, buona merenda.
Luca Pappagallo

